In diritto fiscale francese, la residenza principale designa l’abitazione occupata in modo abituale ed effettivo per la maggior parte dell’anno. Per una coppia sposata o unita civilmente soggetta a imposizione comune, l’amministrazione fiscale considera in linea di principio un solo nucleo fiscale, quindi una sola residenza principale. Questa regola, solidamente ancorata nel Codice generale delle imposte, conosce recenti modifiche che meritano un attento esame.
Sentenza del Consiglio di Stato del 7 luglio 2026: cosa cambia per l’imposta sulla casa
Il 7 luglio 2026, il Consiglio di Stato ha emesso una decisione che modifica la lettura abituale della regola. Ha stabilito che il fatto di essere sposati e tassati congiuntamente non impedisce di valutare la residenza principale di ciascun coniuge separatamente per l’applicazione dell’imposta sulla casa.
In concreto, una coppia sposata in cui i coniugi vivono ciascuno in un’abitazione distinta può, a determinate condizioni, far riconoscere due residenze principali ai fini di questa imposta. La decisione non crea un diritto automatico: l’occupazione effettiva di ciascuna abitazione deve essere dimostrata.
Questo punto è fondamentale. Prima di questa sentenza, l’amministrazione considerava che l’imposizione comune implicasse meccanicamente un’unica residenza fiscale. Ora, la questione se una coppia possa rivendicare due residenze principali per una coppia dipende dalla realtà materiale dell’occupazione, e non più solo dal regime matrimoniale o dallo stato fiscale.

Residenza principale e imposta sulla casa: la data del 1° gennaio come criterio
La situazione si valuta alla data del 1° gennaio dell’anno di imposizione. I documenti forniti devono corrispondere a questo periodo preciso e dimostrare un’occupazione reale dell’abitazione in quel momento.
L’indirizzo riportato sulla dichiarazione dei redditi non è sufficiente. Il Consiglio di Stato lo ha qualificato come un indice tra altri, non come prova sufficiente né come presunzione di residenza principale. In altre parole, spuntare un indirizzo sulla propria dichiarazione non garantisce nulla se gli elementi materiali contraddicono questa informazione.
Documenti esaminati dall’amministrazione fiscale
Per stabilire la realtà dell’occupazione, l’amministrazione può basarsi su un insieme di indizi concreti:
- Le fatture di consumo energetico (elettricità, gas, acqua) che mostrano un utilizzo regolare e significativo dell’abitazione per tutto l’anno
- Gli estratti conto bancari che attestano spese correnti (negozi, servizi) nelle vicinanze dell’abitazione rivendicata
- Le attestazioni di assicurazione abitativa, le iscrizioni presso servizi locali (medico curante, istituti scolastici dei figli) o le comunicazioni amministrative ricevute all’indirizzo
- Documenti contraddittori, ad esempio un indirizzo professionale lontano senza giustificazione di spostamento, possono indebolire considerevolmente il dossier
L’occupazione materiale rimane il criterio centrale. Un’abitazione occupata per meno della metà dell’anno sarà difficilmente qualificata come residenza principale, indipendentemente dalla dichiarazione del contribuente.
Imposta sul reddito e plusvalenza immobiliare: una logica distinta
La distinzione introdotta dal Consiglio di Stato riguarda specificamente l’imposta sulla casa. Per l’imposta sul reddito, la regola rimane diversa: una coppia sposata o unita civilmente forma un unico nucleo fiscale e può dichiarare solo una residenza principale sulla propria dichiarazione comune.
Questa distinzione ha conseguenze dirette sulla plusvalenza immobiliare. La rivendita di una residenza principale beneficia di un’esenzione totale dall’imposta sulla plusvalenza. Se il secondo alloggio della coppia non è riconosciuto come residenza principale ai fini dell’imposta sul reddito, la sua rivendita sarà soggetta all’imposizione delle plusvalenze immobiliari applicabile alle residenze secondarie.
Coppie in unione libera: un regime di default più flessibile
I conviventi non formano un nucleo fiscale comune. Ognuno compila la propria dichiarazione dei redditi e può quindi designare liberamente la propria residenza principale. Due conviventi che vivono separatamente hanno ciascuno la propria residenza principale senza dover giustificare un’eccezione.
Questa situazione è a volte sottovalutata. Una coppia non sposata e non unita civilmente che possiede due abitazioni distinte non ha alcuna procedura particolare da seguire: ogni partner dichiara il proprio domicilio.

Affitto stagionale e doppia imposta sulla casa: una trappola poco conosciuta
Il Consiglio di Stato ha anche precisato, in una decisione del 23 dicembre 2024, che un proprietario che affitta un immobile arredato per brevi periodi può essere soggetto all’imposta sulla casa su questo alloggio se intende mantenerne la disponibilità o il godimento per una parte dell’anno.
Una coppia che acquista una casa in campagna, ci trascorre diversi mesi all’anno e la affitta stagionalmente per il resto del tempo non beneficia automaticamente di un’esenzione. La qualificazione fiscale dipende dall’uso reale e dall’intenzione di mantenere il godimento del bene.
Questo punto riguarda direttamente le famiglie che alternano tra due abitazioni con lo sviluppo del lavoro a distanza. Il secondo alloggio, anche se occupato regolarmente, può generare un’imposizione ai fini dell’imposta sulla casa sulle residenze secondarie, con le sovratasse comunali che si aggiungono in alcune zone ad alta tensione.
Separazione dei beni e abbandono della casa coniugale: i casi classici
Al di fuori della giurisprudenza recente, due situazioni consentivano già a coniugi sposati di dichiarare domicili distinti:
- Il regime di separazione dei beni con residenze separate, quando i coniugi vivono effettivamente in due abitazioni diverse e questa situazione è coerente con tutti i loro documenti amministrativi
- L’abbandono della casa coniugale nell’ambito di una procedura di separazione, dove ciascun coniuge può designare un proprio domicilio fiscale non appena la separazione è effettiva
- Le esigenze professionali che costringono un coniuge a risiedere in un’altra città, con un contratto di lavoro e spese di doppia residenza deducibili a determinate condizioni
Nel caso della doppia residenza professionale, le spese di alloggio e di trasporto possono essere dedotte dal reddito imponibile, ma solo se la situazione è subita e non scelta per comodità.
La questione della doppia residenza principale rimane un argomento in evoluzione nel diritto fiscale francese. La sentenza del Consiglio di Stato di luglio 2026 apre una breccia per l’imposta sulla casa, senza modificare le regole applicabili all’imposta sul reddito né alla plusvalenza. Ogni situazione deve essere analizzata tassa per tassa, con documenti solidi che attestano l’occupazione reale di ciascuna abitazione.



