
Sul campo Philippe-Chatrier, tra due ace, un adolescente sprinta, recupera la palla e la rilancia al server in meno di due secondi. Questo gesto ripetuto centinaia di volte per partita pone una domanda che molti spettatori si pongono: questi giovani vengono pagati per questo lavoro fisico e mentale intenso? La risposta dipende dal torneo, dal paese e dallo status giuridico applicato, e riserva alcune sorprese.
Volontariato o lavoro: lo status giuridico che cambia tutto
Iniziamo dal punto che condiziona tutto il resto: il quadro legale. A Roland-Garros, i raccattapalle non ricevono uno stipendio. Il loro impegno è regolato dalla Federazione francese di tennis sotto un regime di volontariato.
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Concretamente, ciò significa niente contratto di lavoro, niente busta paga, niente contributi sociali. I giovani selezionati, generalmente di età compresa tra 12 e 16 anni, ricevono in cambio divise sportive, biglietti per assistere a partite e talvolta dotazioni di attrezzature. A Roland-Garros, i raccattapalle non percepiscono alcuna remunerazione.
Il contrasto con altri tornei del Grande Slam è notevole. All’US Open, i raccattapalle hanno lo status di dipendenti part-time (“part-time employees”) e vengono pagati all’ora. Ci troviamo quindi con due filosofie opposte per un ruolo identico, a seconda che si attraversi l’Atlantico o meno. Per sapere precisamente quanto guadagna un raccattapalle, è quindi necessario identificare prima il torneo in questione.
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Remunerazione dei raccattapalle secondo i tornei di tennis
Il modello varia non solo tra i quattro Grande Slam, ma anche a livello delle competizioni ATP e WTA di livello inferiore.
Grandi Slam: due modelli che coesistono
Roland-Garros mantiene un sistema di volontariato puro. La selezione, gestita dalla FFT, mobilita ogni anno migliaia di candidature per alcune centinaia di posti. L’assenza di remunerazione non impedisce una competizione feroce per accedervi.
L’US Open remunera i suoi raccattapalle all’ora, con uno status di lavoro stagionale regolato dal diritto del lavoro americano. Questa differenza riflette un approccio culturale distinto al volontariato sportivo, non una questione di mezzi finanziari. L’US Open paga i suoi raccattapalle come dipendenti stagionali.
Tornei ATP 250 e Challenger: la tendenza post-Covid
Dal ritorno post-Covid, diversi tornei di livello ATP 250 o Challenger hanno adottato indennità giornaliere o compensazioni finanziarie per i loro raccattapalle. La ragione è pragmatica: la diminuzione delle candidature volontarie tra i giovani e le restrizioni di viaggio hanno spinto gli organizzatori a proporre una controparte monetaria per garantire un numero sufficiente di partecipanti.
Questa evoluzione progressiva contrasta con il mantenimento di un modello quasi interamente non retribuito nei grandi tornei francesi.
Divise, biglietti, rete: cosa vale davvero la controparte non finanziaria
Dire che i raccattapalle di Roland-Garros non guadagnano “niente” sarebbe riduttivo. La compensazione assume altre forme, e alcune hanno un valore concreto nel lungo termine.
- Le divise complete (scarpe, abbigliamento tecnico) fornite dallo sponsor del torneo rappresentano un vantaggio materiale diretto, anche se il loro valore di mercato rimane modesto
- I biglietti offerti per assistere alle partite del torneo, talvolta sui campi principali, costituiscono un accesso che gli spettatori pagano diverse centinaia di euro per ottenere
- L’accesso a una rete professionale nello sport (coaching, eventi, arbitraggio) è il ritorno più sottovalutato: ex raccattapalle testimoniano che questa esperienza ha servito da trampolino verso corsi di formazione o stage nell’industria sportiva
Interviste pubblicate con ex raccattapalle di Roland-Garros confermano che il principale beneficio non è finanziario, ma funziona come un investimento di carriera per coloro che vogliono rimanere nel mondo dello sport.

Rischio giuridico in Francia: il confine tra volontariato e lavoro sommerso
Qui si tocca un argomento raramente affrontato ma che suscita dibattito tra i giuristi dello sport. Dal 2023, esperti di diritto della gioventù e dello sport hanno iniziato a interrogarsi sulla reale natura dell’impegno dei raccattapalle nei tornei francesi.
Il ragionamento è il seguente: quando un organizzatore impone orari rigorosi, una disciplina quasi militare, un processo di selezione esigente e obblighi di presenza, i criteri di un legame di subordinazione caratteristico del lavoro dipendente sono potenzialmente soddisfatti. La “remunerazione in natura” (divise, biglietti, dotazioni) potrebbe quindi essere rqualificata come controparte di un lavoro, il che esporrebbe gli organizzatori a un rischio di lavoro sommerso.
Per ora, nessuna procedura pubblica ha avuto esito in questo campo. I pareri variano su questo punto a seconda dei giuristi consultati. La FFT gestisce il dispositivo con attenzione, ma la questione rimane aperta e potrebbe evolvere se un ex raccattapalle o un genitore decidesse di rivolgersi al tribunale del lavoro.
Selezione dei raccattapalle a Roland-Garros: ciò che il campo richiede davvero
La selezione per diventare raccattapalle al torneo di Roland-Garros non assomiglia a una semplice iscrizione. Si parla di un processo che si estende su diversi mesi, con criteri fisici e comportamentali precisi.
- I candidati devono avere tra i 12 e i 16 anni e essere tesserati in un club di tennis in Francia
- Le prove includono test di velocità, reattività, lancio e concentrazione sotto pressione
- La disciplina sul campo è non negoziabile: postura, silenzio, anticipazione dei movimenti dei giocatori, gestione dello stress davanti a migliaia di spettatori
- La competizione tra i candidati è massiccia, con migliaia di domande per alcune centinaia di posti selezionati ogni anno
Il livello di esigente fisico e mentale supera di gran lunga quello di un semplice raccolta di palline. I giovani selezionati si allenano per settimane prima del torneo, con sessioni specifiche su terra battuta per padroneggiare i movimenti, i rotolamenti della palla e il posizionamento rispetto ai giocatori.
Questo livello di preparazione spiega in parte perché il dibattito sulla remunerazione ritorna ogni anno in occasione del torneo di Parigi. Un impegno così strutturato e vincolante, senza alcuna compensazione finanziaria, rimane un’eccezione nel panorama sportivo internazionale attuale.